Al primo giorno di negoziati dell’ultima Cop29, lo scorso 11 novembre, è stato portato a casa un primo e fondamentale accordo sul mercato volontario dei crediti di carbonio: l’approvazione dell’Articolo 6.4 degli Accordi di Parigi, dopo quasi 10 anni di stallo. Un meccanismo, sotto la supervisione dell’ONU, che sostituisce il fallimentare e poco trasparente Clean Development Mechanism e che secondo l’International Emissions Trading Association ogni anno consentirebbe di ridurre i costi di attuazione dei piani nazionali sul clima di 250 miliardi di dollari e assorbire 5 miliardi di tonnellate di C0₂. “Per anni, il mercato volontario dei crediti di carbonio ha incontrato problemi di credibilità, con scandali che ne hanno minato l’affidabilità. Ora potrà essere finalmente diverso” ha dichiarato Jacopo Bencini, presidente di Italian Climate Network. Il nuovo libro delle regole approvato a Baku prevede standard più rigidi e completi che promettono di garantire maggiore integrità agli investitori e ai paesi.
Scettica rimane invece la società civile, sia sui reali benefici che il mercato del carbonio promette di apportare, soprattutto al Sud Globale sia per le modalità con cui si è arrivati a tale risultato: il piccolo gruppo di esperti (Supervisory Body), designato a strutturare la metodologia e gli standard del meccanismo, ha infatti adottato autonomamente il pacchetto senza una fase di negoziazioni.
Fonte: la Repubblica
