Il 2025 segna un momento cruciale per il mercato dei crediti di carbonio in Italia. Nonostante l’assenza di un registro pubblico ufficiale e di una normativa nazionale definita, diverse piattaforme italiane stanno comunque promuovendo soluzioni alternative per generare crediti certificabili, come la rigenerazione forestale e la bioedilizia. Le aziende, dal canto loro, si interessano sempre più al mercato dei crediti non solo per ottenere facilitazioni nell’accesso ai finanziamenti, ma anche per il loro crescente impegno etico ed il rispetto dei criteri ESG (Environmental, Sustainability, Governance).
Come dimostra il Rapporto Progetti Forestali di Sostenibilità 2024 del CREA, l’80% del mercato complessivo dei crediti di carbonio – dal 2011 al 2022 – è stato dovuto a transizioni realizzate tra il 2021 ed il 2022. Di queste però, solo il 7% è stato generato in Italia a causa appunto di una normativa incerta se non assente. Ma nonostante ciò, aziende da un lato e produttori dall’altro si muovono volontariamente in nome della sostenibilità attraverso la realizzazione di Progetti che devono rispettare specifici standard di integrità e trasparenza validati da enti terzi come Rina.
A livello europeo, a seguito dell’entrata in vigore del regolamento 2024/3012 (Carbon Removals and Carbon Farming Certification Regulation), la Commissione europea dovrà creare entro il 2028 il registro unico per la tracciabilità dei crediti comunitari.
